Il 24 febbraio gli italiani saranno chiamati alle urne per rinnovare il parlamento e il governo. Una situazione che, secondo gli analisti di Morgan Stanley, rischia di scatenare un momento di incertezza che, parafrasando quanto accaduto di recente sull’altra sponda dell’Atlantico, si potrebbe chiamare “political cliff“.

L’Italia infatti, secondo gli analisti, rischia di non avere una maggioranza stabile nelle due Camere, dato che, con l’attuale legge elettorale, si rischia la definizione di una coalizione compatta solo alla Camera, non al Senato.
Tra le intenzioni di voto, notano gli analisti, la coalizione di centro sinistra guidata da Pierluigi Bersani otterrebbe circa il 40%, che si aggiudicherebbe così la maggioranza alla Camera, mentre a poco meno del 25% si fermerebbero Pdl e Lega Nord e al solo 14,3% la coalizione del premier uscente Mario Monti. Più del presidente del consiglio dimissionario farebbe anche il movimento Cinquestelle, che otterrebbe il 15,7% delle preferenze.

 
Il rischio di un Parlamento frammentato è aumentato anche dall’alta quota di indecisi o di non-votanti, che arriverebbero al 40%, il che introduce un margine di incertezza molto alto fino all’ultimo minuto.
“Tuttavia”, aggiungono gli analisti, “una situazione di maggioranza incerta in Parlamento sembra improbabile dai sondaggi. In caso il vantaggio del centro-sinistra dovesse diminuire, si potrebbe creare un’alleanza informale su alcuni temi con la coalizione di Mario Monti”.
Quello che importerà davvero ad elezioni concluse, tuttabia, saranno le politiche che verranno attuate dal governo vincente, le quali necessariamente impatteranno sui mercati finanziari, ad esempio l’applicazione della Tobin Tax. In particolare bisognerà prestare attenzione alla crescita economica, che Morgan Stanley vede contrarsi di un ulteriore 1,3% nel 2013, dopo il -2,1% dello scorso anno (dato al 20% delle probabilità). “Nel 2014 ci aspettiamo un’espansione dello 0,5%. Il rischio è che i tassi di interesse nell’area euro possano tornare ad aumentare, danneggiando lo scenario del debito italiano e, forse, il suo rating sovrano”, aggiungono gli esperti.

Un passo essenziale da compiere per la competitività dell’Italia, concludono gli analisti, non è tanto la riduzione del costo del lavoro, quanto il rendere l’Italia un Paese attraente per gli investitori diretti stranieri, il che coinvolge una serie di parametri (definiti dai report “Doing Business” di Workd Bank)che vanno oltre quello del costo unitario dei lavoratori.