Ottantaduesima posizione mondiale su 141 Paesi.

Non c’è nulla di cui vantarsi per la poco invidiabile posizione della classifica dell’Italia, almeno stando all’edizione 2012 di “Economic Freedom of the World”, il rapporto sulla libertà economica pubblicato ogni anno dal  Cato Institute.

Lo studio, che può essere visionato nella sua versione integrale al seguente link (http://www.freetheworld.com/2012/EFW2012-complete.pdf), misura i paesi di tutto il mondo sulla base di una quarantina di indicatori, suddivisi in cinque categorie: peso dello Stato, sistema legale, politiche monetarie, libertà di commercio internazionale e regolamentazioni.

Secondo la classifica relativa ai dati del 2010, i Paesi economicamente più liberi risultano essere Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda , Svizzera e Australia. L’Italia si colloca in una desolante ottantaduesima posizione nella graduatoria complessiva, appena sotto Tunisia, Grecia e Paraguay. Meglio di noi altri Paesi come Romania, Panama, Spagna, Ghana, Mongolia, Macedonia… solo per citarne alcune.

L’Italia ha una posizione pessima se analizzata dal punto di vista della spesa pubblica, della pressione fiscale, delle regole su assunzioni e licenziamenti, del ruolo della contrattazione collettiva e della burocrazia.

Voti accettabili solo relativi alle politiche monetarie, probabilmente grazie ai vincoli imposti dall0appartenenza all’Euro che ha  determinato – almeno finora – bassa inflazione ed un’espansione monetaria contenuta.

Rispetto al rapporto precedente l’Italia ha perso dodici posizioni. Nel rapporto del 2001 l’Italia si classificava ancora al 24° posto, nel primo quartile della classifica rientrando nel novero dei Paesi più virtuosi.

Da questa particolare classifica fa scalpore anche la posizione decisamente deludente degli Stati Uniti che, una dozzina di anni fa, si classificavano al terzo posto quale economia più libera al mondo mentre nell’ultimo report è scesa alla diciottesima posizione.