Cosa preoccupa i lavoratori italiani in questo momento? Il calo del potere d’acquisto. Sono aumentati i prezzi dei carburanti e con essi anche i prezzi dei beni primari. Peccato che i salari siano al palo, soprattutto nell’ultimo mese. Ecco il quadro completo offerto dall’Inps.

La maggior parte dei lavoratori italiani fa riferimento ai cosiddetti contratti collettivi nazionali e la maggio parte del monte retributivo che può essere inserito nelle statistiche, arriva proprio dai dipendenti occupati.

Per essere ancora più precisi possiamo dire che i contratti collettivi nazionali di lavoro rappresentano il 67,4% dei contratti in vigore e il 61,8% del monte retributivo osservato appartiene proprio ai lavoratori dipendenti.

A marzo però le retribuzioni orarie, nonostante l’inflazione abbia messo in ginocchio numerose famiglie, sono rimaste mediamente invariate. L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha subito uno scostamento dell’1,2% rispetto al marzo del 2011. Anche a livello “trimestrale” si registra un incremento della retribuzione oraria pari all’1,3% rispetto al periodo analogo dell’anno scorso.

Il riferimento è ai principali macrosettori dell’economia. Se volessimo effettuare un’analisi più puntuale del mercato dovremmo dire che gli incrementi tendenziali maggiori si registrano nei settori tessili, dell’abbigliamento e della lavorazione delle pelli (2,9%), a seguire troviamo il comparto chimico, della gomma, della plastica e della lavorazione dei minerali non metalliferi, nonché il comparto delle comunicazioni (2,7%).

Invariate invece le retribuzioni orarie nel settore agricolo, in quello del credito e delle assicurazioni e nei comparti che afferiscono alla pubblica amministrazione.