Iniziamo ad entrare nel periodo della dichiarazione dei redditi. Sia se presenteremo il modello Unico o il 730, dovremo determinare e pagare l’Irpef – ovvero l’imposta sul reddito delle persone fisiche – sul reddito che abbiamo guadagnato. Ovviamente oggi questo passaggio viene fatto automaticamente da potenti software, ma vale ogni tanto la pena di capire cosa viene fatto.

L’Irpef è un’imposta sul reddito progressiva, ovvero aumenta più che proporzionalmente all’aumentare del reddito. Per calcolarla il contribuente dovrà determinare il proprio reddito complessivo – che sarà dato dalla somma dei redditi che percepiremo in ogni categoria, da quello sul lavoro dipendente, agli affitti, ai redditi fondiari ed impresa a quelli di capitale… (attenzione che in genere i proventi di obbligazioni ed azioni non partecipano alla sua formazione, perché su di essi c’è una ritenuta a titolo d’imposta).

Da reddito complessivo bisogna poi detrarre gli oneri deducibili – come le erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose oppure organizzazioni non governative, o ancora l’assegno di mantenimento al coniuge separato – per arrivare al reddito imponibile. Da questo valore si arriva all’imposta netta applicando le aliquote progressive corrispondenti ai diversi scaglioni. Quali sono tali aliquote?
Fino a 15.000 euro: 23%;
tra 15.000 e 28.000 euro: 27%;
tra 28.001 e 55.000 euro: 38%;
tra 55.001 e 75.000 euro: 41%;
oltre 75.000 euro: 43%.

Si tratta delle stesse aliquote e degli stessi scaglioni Irpef  che erano vigenti nel 2012. Ricordate sempre che le aliquote fiscali non si riferiscono mai a tutto il reddito ma solo alla parte che supera lo scaglione precedente. Mi spiego meglio con un esempio: supponiamo di avere un dirigente di azienda che abbia un reddito imponibile pari a 65.000 euro. Di Irpef pagherà il 23% sui primi 15.000 euro di reddito (3.450 euro), il 27% per il reddito compreso tra 15 e 28.000 euro (3.510 euro), il 38% sul reddito compreso tra 28 e 55.000 (10.260 euro), e il 41% sullo spicchio che resta (4.100 euro). C’è da considerare infine che in sede di dichiarazione dei redditi, dall’imposta netta (nell’esempio fatto sono 21.320 euro) bisognerà poi scomputare ritenute d’acconto subite e acconti versati per determinare l’imposta da versare.