Mentre nel 2011 l‘azionario USA si è dimostrato relativamente stabile, i mercati azionari europei hanno messo a dura prova i nervi degli investitori. Questa tendenza potrebbe però essere vicina a terminare. I titoli americani, anche per via della recente outperformance rispetto ai mercati azionari europei, sono però diventati più cari. E’ quanto spiega Asoka Wöhrmann, Chief Investment Officer di DWS, nella sua view di mercato pubblicata oggi e di cui riportiamo un estratto di seguito.

L‘Europa si meraviglia di fronte alla recente ripresa USA. Ma nel secondo semestre si potrebbero invertire i ruoli.

In quest‘ultimo anno, la performance dei mercati azionari europei non è stata esattamente da Oscar. Le prestazioni eccezionali – come spesso capita nel cinema – restano negli USA. Mentre Dax e Euro Stoxx si sono aggiudicati il “Razzie” (Golden Raspberry Award) con perdite del 20%, Dow Jones e S&P hanno chiuso il 2011 praticamente agli stessi livelli dell‘anno precedente. Eppure, molte aziende europee sono riuscite a ottenere ottimi risultati in tempi di grande difficoltà economica, e questo significa che c‘è un altro lato della medaglia: le valutazioni sono basse a un livello appetibile. Nel frattempo, il Dax scambia al valore nominale, che tradizionalmente è un punto di supporto del prezzo, a cui negli ultimi anni ci si è avvicinati solo in periodi di recessione. I prezzi dovrebbero già scontare qualche avversità. Agli investitori converrebbe agire in fretta per cogliere l‘opportunità che si presenta? Finché non si concludono le revisioni degli utili e non si risolve la crisi del debito, gli investitori internazionali staranno alla larga dal mercato azionario europeo. Quindi, potrebbe valere la pena di aspettare un punto di svolta definitivo sul fronte degli utili. Quest’idea potrebbe valere soprattutto per i titoli bancari, che potrebbero rientrare dall‘esilio nel 2012. Sono decisamente sottopesati in quasi tutti i portafogli e praticamente tutte le metriche di valutazione indicano una forte sottovalutazione. Attenzione: chi vuole partecipare deve prendere in considerazione i protagonisti più robusti del settore e non i titoli in cattive acque.

Piccolo diventa grande

 Le azioni americane, dopo un anno solido, sembrano avere valutazioni relativamente ambiziose. Il P/E ratio rispetto all‘Europa doveva indurre alla cautela già all‘inizio del 2011. Ma il rapporto si è ulteriormente deteriorato con il “decoupling” (vedi grafico a sinistra). Ciononostante, dal punto di vista trimestrale, l‘impegno negli USA a livello del benchmark sembra appropriato. Al di sopra di questo livello, potrebbe essere consigliabile una graduale ritirata, in quanto con ogni probabilità il mercato USA non supererà i risultati del mercato mondiale per il secondo anno consecutivo – anche se in America questo è un anno elettorale. L‘attenzione generale si sposterà decisamente verso i mercati emergenti (ma si nota l‘assenza dell‘Europa orientale), al più tardi nel secondo semestre. Sul medio periodo, valutazioni storicamente favorevoli abbinate alla fine di un ciclo di revisione degli utili potrebbero sostenere la svolta. Vale qui come anche in altre regioni: i settori difensivi sembrano più promettenti di quelli ciclici. Inoltre, le aziende a piccola e media capitalizzazione basate solo sulla loro forza stagionale potrebbero essere decisamente favorite all‘inizio dell‘anno. Un‘altra prima scelta in tutte le regioni e i settori: titoli ricchi di dividendi.