Secondo Enrico Cucchiani, consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo, il suo istituto di credito è “in buona salute”. Un giudizio condiviso anche da Bankitalia che ha da poco terminato un’ispezione periodica della banca. Il gruppo bancario nel 2012 ha realizzato utili  per 1,6 miliardi di euro. Nel quarto trimestre la banca ha registrato una perdita di 83 milioni di euro, dovuta ad una svalutazione (per 107 milioni) nella partecipazione alla Telco – la società che controlla Telecom – ed alle perdite registrate in Ungheria ed Ucraina – meno 350 milioni di euro.

Gli utili derivano principalmente dalle attività di trading, attività più tipica di una banca d’affari più che commerciale. Nell’anno passato i ricavi in questo settore sono aumentati di più del 200% per giungere alla cifra di 2,1 miliardi di euro. Un lavoro non molto complicato visto che la banca ha preso a prestito ben 36 miliardi di euro dalla Banca Centrale Europea – al tasso dell’1% – utilizzati per lo più a questo fine… Gran parte degli utili da compravendita di titoli – ben 1,4 miliardi di euro – vengono da questi soldi reinvestiti in titoli di stato europei.

Scendono invece i ricavi dell’attività bancaria tradizionale - passati da 9,7 a 9,4 miliardi di euro. Ovviamente perché alla ripresa della raccolta non corrisponde un aumento dei prestiti – ma c’è stata anzi una contrazione, meno 6,5%. Questa diminuzione dei proventi da attività bancaria si è accentuata da trimestre a trimestre. Secondo Enrico Cucchiani, Intesa San Paolo sarà “prudente sul credito finché non ci sarà un miglioramento del contesto. Finché non avremo evidenza che è stato raggiunto un punto di svolta saremo espliciti: la crescita non è una priorità in questa fase”.

Gli utili nascono anche così… Nel 2012, i crediti deteriorati del gruppo sono aumentati di sette miliardi, mentre gli accantonamenti sono aumentati solo di 4,7 miliardi. Il tasso di copertura è pari al 44,9% – il più elevato delle banche italiane. Per sbloccare l’erogazione di nuovi prestiti bisognerebbe cercare di rispondere al problema delle sofferenze bancarie e dei crediti incagliati - complessivamente pari a circa 200 miliardi.

Nel bilancio c’è una riduzione dei costi di gestione, passati dal 50,6% al 49,8% dei ricavi – in Spagna sono molto più bravi, visto che la media è del 45%. Il dividendo sarà pari a 5 centesimi ad azione, lo stesso dello scorso anno. Una boccata d’ossigeno per le fondazioni socie.