Tutto è partito da un’interpellanza urgente alla Camera a cui ha risposto il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Umberto Del Basso de Caro: Trenitalia, senza il supporto dello stato, cancellerà 10 intercity. Questi servizi costerebbero 30 milioni di euro l’anno ed in parte potrebbero essere sostituiti dai servizi di trasporto locali. A rischio la linea dorsale tra Roma e Firenze fino alle propaggini di Trieste/Venezia e Napoli/Salerno.

Due di questi Intercity, quello che partiva da Roma Termini alle ore 9,40 ed arrivava a Milano Centrale alle 16,15, e il suo gemello che iniziava la sua corsa a Milano Centrale alle 10,50 con arrivo a Roma Termini alle 17,20 sono stati soppressi il primo marzo. Per gli altri, fino ad ora c’è la disponibilità di Trenitalia a continuare il servizio fino al mese di giugno – ovvero fino all’arrivo dell’orario estivo, ma dopo, se lo stato non allargherà i cordoni della borsa, verranno cancellati

Il Codacons parla di “Vergogna“, gli  ”Intercity” sono “rami secchi” “perché ce li hanno fatti diventare, mettendoli in orari improbabili, con orari d’arrivo inutilizzabili“. Per l’associazione consumatori, la soppressione dei treni è una strategia, che ha costretto “i viaggiatori” “ a passare dagli Espressi agli Intercity, dagli Intercity agli Eurostar, dagli Eurostar ai Freccia Rossa, pagando sempre più soldi per gli stessi identici viaggi“.

Trenitalia oggi ha poi precisato che “per nessuno dei 10 InterCity ‘a mercato’, oggetto di un’interrogazione parlamentare, è stata programmata la cancellazione al cambio orario di giugno“. Retromarcia molto parziale, visto che indica solamente che ogni decisione è sospesa: “Prima di intraprendere nuove iniziative in ordine ai suddetti treni si attenderà l’esito delle analisi del ministero delle Infrastrutture per valutare, successivamente, assieme alle Regioni interessate, le eventuali azioni conseguenti” – ovvero i dieci Intercity continueranno a viaggiare soltanto se lo Stato li comprenderà nel contratto di “servizio universale” con le Fs, quello per il quale lo Stato pareggia il disavanzo tra costi di gestione e incassi da biglietti e abbonamenti…

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