Nelle economie di mercato i prezzi di beni e servizi subiscono naturalmente nel tempo delle variazioni, in flessione o in aumento: si parla di inflazione quando si verifica un rincaro dei prezzi di ampia portata, dunque non limitato a singole voci di spesa.

Nel mese di gennaio 2017 l’inflazione dell’Eurozona ha raggiunto il +1,8% tendenziale, contro il +1,1% di dicembre ed il +0,6% di novembre, dunque un netto rialzo che ha superato le aspettative dei mercati del +1,6%.

Probabilmente dunque si andrà anche oltre le stime di ISTAT, INSEE e IFO contenute nell’Eurozone Economic Outlook diffuso congiuntamente, che hanno previsto per l’Eurozona una crescita dell’inflazione al +1,5% nei primi due trimestri del 2017, grazie al traino della domanda interna e dei consumi delle famiglie che cresceranno anche per via delle migliori condizioni del mercato del lavoro e dell’aumento del potere di acquisto, solo parzialmente limitato dalla ripresa dell’inflazione.

In generale l’economia dell’area euro si dimostra in miglioramento e il dato di gennaio dell’inflazione nell’Eurozona è il più alto da febbraio 2013. Per fare qualche esempio:

  • la Germania ha fatto registrare un rialzo dell’inflazione al +1,9%;
  • la Spagna del +3%;
  • la Francia del +1,6%.

Nell’area euro si registrano inoltre:

  • una crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) del +0,6% nel quarto trimestre 2016 e del +1,8% nell’intero anno, contro il +1,6% degli USA;
  • una disoccupazione stimata in calo al 9,6% (5,9% in Germania, la metà di quella italiana), il livello più basso dal 2009;
  • la fiducia delle imprese e delle famiglie è in netto miglioramento.

A controllare l’inflazione nell’Eurozona è la BCE mediante alcuni meccanismi anche basati sui tassi di interesse di mutui e prestiti. Ora, a fronte del rialzo dell’inflazione e del fatto che solitamente i Governi puntano ad un’inflazione vicina ma al di sotto del 2%, in molti chiedono di rimuovere lo stimolo monetario che la Banca Centrale Europea ha deciso di prolungare per tutto il 2017, riducendo gradualmente il QE (Quantitative Easing).

Il presidente della BCE, Mario Draghi, spiega però che l’aumento dell’inflazione è stato causato quasi interamente dal rialzo dei prezzi del petrolio, mentre l’inflazione di base, depurata dei prezzi dell’energia e degli alimentari, è rimasta ferma a gennaio allo 0,9%. Dunque si tratta di una tendenza che ancora non riesce a sostenersi da sola, senza la spinta dello stimolo monetario, e di una situazione economica nell’UE ancora instabile ed incerta.

Per approfondimenti consultare le previsioni economiche dell’UE.