Oggi vi faccio un po’ di storia per farvi capire che la stampa di moneta può avere dei risvolti molto negativi. Durante la Rivoluzione francese, il governo della nascente repubblica utilizza gli assignat come cartamoneta – in origine si trattano di titoli rappresentativi di prestiti – per finanziare le spese correnti. E così nel 1796 circolano circa 45 miliardi di livre di assegnati – all’inizio era previsto di emettere 3 miliardi di livre di questi titoli, l’equivalente del valore dei beni del clero confiscati. Ovviamente la moltiplicazione delle sue emissioni provoca una forte inflazione – si dice del 10.000 per cento –, ma la loro invenzione probabilmente evita il fallimento della neonata repubblica.
La circolazione delle banconote raggiunge tutti i paesi europei sulla scia delle conquiste di Napoleone, che impone in tutto il continente l’uso di carta moneta. Nel XIX secolo però, la moneta cartacea può ancora essere convertita in oro. Nei momenti di crisi però, alcuni paesi arrivano a stabilire il corso forzoso, cioè la sospensione ex lege della convertibilità. Ciò avviene ad esempio in Gran Bretagna durante le guerre napoleoniche. La Banca d’Inghilterra, con l’autorizzazione del governo, si rifiuta di pagare oro e argento in cambio delle proprie banconote. Il Paese non ha più alcun standard monetario, ma l’economia ha continuato a funzionare come se nulla fosse.
Il caso più noto di abuso nella produzione di moneta cartacea è probabilmente quello della repubblica di Weimar. Le nazioni vincitrici della Grande Guerra decidono di addebitare alla Germania i costi del conflitto da loro sostenuti. E il nuovo governo paga questi debiti stampando banconote. Trentamila persone lavorano giorno e notte nelle 30 fabbriche che producono carta e nelle 133 aziende che stampano marchi – per accelerare la produzione, le banconote vengono stampate da un solo lato. Complessivamente la banca centrale tedesca emette 524 trilioni di marchi – un trilione = 1.000.000.000.000 –, ed altri 700 vengono fatti stampare da comuni ed imprese per fronteggiare la crisi.
Il risultato finale della stampa di tutta questa cartamoneta si può riassumere in poche cifre: nel dicembre del 1923 un uovo costa 320 miliardi di marchi, un litro di latte 360 miliardi e mezzo chilo di burro 2.800 miliardi.
A rimetterci sono soprattutto i più deboli e chi detiene un reddito fisso – come i lavoratori dipendenti (nel 1923 il governo tedesco è costretto a pagare lo stipendio quotidianamente ai dipendenti, i quali s’affrettano a comperare qualsiasi merce prima di vedersi letteralmente sparire il denaro tra le mani). La situazione si normalizza con l’introduzione del Rentenmark (RM) al posto del Papiermark. Visto che non c’era oro per garantire l’emissione della moneta, vengono ipotecate terre e merci industriali per l’equivalente di 3,2 miliardi di Rentenmark. Il suo cambio è pari a 1 $ = 4,2 RM e di un 1 RM = 1012 Papiermark.

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