Per l’Istat, nel mese di settembre l’inflazione – al lordo dei tabacchi – si è ridotta dello 0,3% su base mensile, mentre l’aumento su base annua è pari allo 0,9% – contro l’1,2% del mese di agosto. Questi valori sono in linea con le stime preliminari, e secondo il nostro istituto statistico è da attribuirsi soprattutto “ai beni energetici, al netto dei quali l crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo resta stazionaria” – l’inflazione ha già acquisito variazioni pari all’1,3% (contro l’1,4% di agosto).

Secondo l’Istat c’è una forte frenata anche per i prezzi dei beni che fanno parte del cosiddetto “carrello della spesa“: i prezzi dei prodotti acquistati dagli italiani con alta frequenza sono cresciuti dello 0,2% su base mensile e dell’1% su base annua – contro il più 1,7% del mese di agosto.

L’indice dei prezzi al consumo che abbiamo indicato come inflazione è ovviamente un valore medio. L’Istat calcola anche degli indici più specifici: per esempio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, diminuisce dello 0,4% su base mensile  e cresce dello 0,8% rispetto a settembre 2012.

Un’ultima annotazione: la riduzione dell’inflazione potrebbe non essere una notizia positiva, perché potrebbe essere determinata da una situazione potenzialmente deflattiva, ovvero, come recita Wikipedia potrebbe derivare “dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali poi attendono ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori”… e così via.

Una brutta storia insomma…
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