Alla faccia di Mario Draghi, che minimizzava il rischio deflazione per l’Europa – ma forse parlava del Vecchio Continente ed in realtà si riferiva solo alla Germania… -, le anticipazioni dell’Istat sull’inflazione nel mese di febbraio sono di tutt’altro segno: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,1% tra gennaio e febbraio (mentre siamo ad un +0,5% se il termine di confronto è febbraio 2013).

gennaio l’inflazione annua era di due decimi di punto in più – ovvero si attestava al livello dello 0,7%. A scendere sono soprattutto i vegetali freschi (-4,6%) e la frutta fresca (-1,0%), oltre ai prezzi dell’energia non regolamentata (-0,9%).

Non si può parlare di deflazione vera e propria, perché come nota l’Istat se dal paniere si levassero le componenti più volatili, l’”inflazione di fondo” sarebbe stazionaria all’1%. Questo però non ci può far star tranquilli. Come ho già scritto qualche giorno fa “La deflazione rappresenta per l’economia una malattia come l’anoressia. Non sarebbe l’ora” che la Bce facesse qualcosa?

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