L’inflazione negli Stati Uniti d’America viene calcolata, come in Italia, in base all’indice dei prezzi al consumo, o Consumer Price Index (CPI). Questo tiene conto dei prezzi di un paniere standard di beni e di servizi che i nuclei famigliari americani acquistano annualmente.

L’inflazione viene calcolata, analogamente a quanto avviene con gli indici FOI e NIC utilizzati in Italia, come variazione percentuale del CPI in un determinato periodo rispetto al CPI in un periodo precedente. Nel caso in cui si evidenzi un calo dei prezzi si parla di disinflazione, o inflazione negativa.

Anche il paniere sul quale si basa l’indice dei prezzi al consumo USA, il CPI, è influenzato dalle condizioni di vita e dai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori. Ogni mese, durante le prime tre settimane, il Bureau of Labor Statistics rileva i prezzi praticati da 23mila punti vendita di 87 aree metropolitane degli Stati Uniti d’America. Ogni mese viene analizzato lo stesso paniere di beni e servizi effettuando i dovuti aggiustamenti al sistema di elaborazione per i prodotti il cui prezzo può variare significativamente per fattori stagionali, oppure per i beni come il petrolio e i suoi derivati le cui variazioni sono da imputare a motivi geopolitici.

Per questi motivi esiste un indice dei prezzi al consumo stretto (o indice “core”) che elimina dal paniere quelle merci che sono estremamente sensibili come cibo ed energia.

Ogni due anni il paniere viene rivisto e vengono ridefiniti i pesi associati da ogni categoria in modo da riflettere i cambiamenti avvenuti nel modello di consumi degli americani.