Dai primi dati dell’Eurostat risulta che l’inflazione è ritornata a scendere nel mese di maggio: siamo allo 0,5% contro lo 0,7% del mese di precedente. Si tratta dello stesso valore toccato due mesi fa. Un tasso che è il risultato di prezzi dell’energia invariati e di beni industriali non energetici e alimentari aumentati dello 0,1%.
Il dato colpisce anche perché il rallentamento della dinamica dei prezzi coinvolge anche la Germania: i prezzi sono scesi dall’1,1% di aprile allo 0,6% di maggio.

Gli analisti avevano previsto per i teutonici un’inflazione all’1%. Per una volta vale il detto mal comune mezzo gaudio, perché il rischio deflazione anche per i crucchi potrebbe far tacere per una volta Bundesbank e dare il là ad un intervento più deciso della Bce. Il taglio dei tassi e la scelta di far pagare le banche che vogliono tenere le riserve in eccesso in deposito a Francoforte ormai sono date per scontate.

Ci vuole qualcosa di più. Una decisione ipotizzata in questi giorni – l’acquisto di dollari – potrebbe andare nella direzione giusta, ma dovrebbe essere accoppiata ad altre misure. Come un’iniezione di liquidità che spinga  le banche ade investire nell’economia reale.


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