Il Brexit, ovvero l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito, non sembra aver portato agli inglesi grandissimi vantaggi sul fronte dei prezzi e della crescita economica, avendo invece dato una grossa spinta all’inflazione.

Tanto per fare un esempio, ad inizio 2017, si registra un aumento su biglietti e abbonamenti dei treni del +2,3%: in Inghilterra un pendolare spende più del 14% dello stipendio, in Italia, Spagna, Francia e Germania tra il 2% e il 4%. Un rincaro non di poco conto, considerato che notoriamente i mezzi pubblici in Inghilterra sono tra i più cari e gli inglesi sono tra le popolazioni che più di altre sceglie il trasporto pubblico per recarsi al lavoro.

A novembre l’inflazione in Gran Bretagna aveva raggiunto l’1,2% in crescita rispetto allo 0,9% di ottobre. Un incremento superiore alle attese anche per effetto del Brexit che ha comportato una svalutazione della sterlina (dopo il referendum la sterlina ha perso circa il 20% sul dollaro e il 13% sull’euro) ed un allentamento monetario da parte della Banca d’Inghilterra.

Tale aumento dell’inflazione ha causato un aumento dei prezzi al consumo pari a quasi il doppio del tasso di inflazione, addirittura superiore di tre volte rispetto ai rincari del 2016.

A dicembre 2016 l’inflazione in Gran Bretagna è cresciuta ancora arrivando ai massimi livelli dal giugno del 2014: i prezzi al consumo sono cresciuti del +1,6% rispetto allo stesso periodo del 2015, contro una previsione del +4%, stimata dopo il +1,2% di novembre.

E per il prossimo futuro, ovvero per i primi anni dopo l’uscita del paese dall’Unione europea, la Banca d’Inghilterra prevede una crescita debole e sicuramente inferiore ai livelli passati.