Un Paese stritolato dall’inflazione l’Argentina, che nel 2016 è arrivata al +40%. Una situazione drammatica che però l’ufficio statistico governativo, l’Instituto Nacional de Estadística y Censos, spesso ha sminuito diffondendo cifre relative all’inflazione incredibilmente più basse (almeno dimezzate) rispetto a quelle reali, rilevate dagli istituti statistici privati.

Secondo l’ultimo rapporto della Università cattolica argentina a fine 2015 l’inflazione in Argentina era parti al +29% della fine del 2015, per poi passare al 33% nel terzo trimestre del 2016 e arruvare a fine 2016 al +40%, raggiungendo i livelli del 2002, l’anno successivo alla peggiore crisi economica della storia argentina.

Una situazione gravissima perché un tale aumento dei prezzi riduce drasticamente il potere d’acquisto ed i salari dei lavoratori, soprattutto quelli più bassi andando ad aumentare il tasso di povertà del Paese, che conta addirittura 13 milioni di poveri su una popolazione di 42 milioni di persone.

E intanto in Argentina sono riprese le mobilitazioni e gli scioperi per protestare contro un Governo, quello di Mauricio Macri, che aveva promesso di tenere a freno l’inflazione e di ridurre il tasso di povertà del Paese. Dalla parte di Macri sono rimasti solo gli imprenditori, soddisfatti per la decisione del Governo di annullare il cambio fisso fittizio con il dollaro e di abbassare le tasse sull’export di minerali e di prodotti agricoli, a tutto beneficio dell’agroindustriale e dei profitti di chi esporta e riceve pagamenti in dollari.