Quando l’inflazione cresce, comportando un aumento generalizzato e diffuso dei prezzi di vendita di uno o più beni/servizi e causando in questo modo una inevitabilmente riduzione del valore del denaro.

Ma questa situazione non necessariamente causa un calo del potere d’acquisto, quest’ultimo infatti si riduce solo quando gli stipendi aumentano meno rapidamente dei prezzi.

Tuttavia, generalmente, si punta ad una inflazione contenuta, intorno al 2% all’anno, vantaggiosa per l’economia perché capace di stimolare i consumi (il potere di acquisto aumenta) e gli investimenti (i prestiti sono più convenienti perché con un’inflazione limitata i tassi di interesse sono più bassi).

Un’inflazione elevata è sicuramente meno vantaggiosa, ma se mantenuto entro certi limiti, un aumento moderato dell’inflazione può essere di aiuto alla ripresa economica: un processo costante e generalizzato di aumento dei prezzi genera una maggiore produzione di denaro immettendo nuove risorse nell’economia reale (famiglie ed imprese).

In parallelo i debitori fanno meno fatica a restituire il dovuto (prestito più interessi, sopattutto in caso di tassi fissi), compresi i Paesi ad alto debito come l’Italia.