Il persistere dell’inflazione su soglie contenute e il netto ridimensionamento registrato durante il 2013, quando il tasso è sceso dal 3% all’1,2%, “sono dati positivi che possono favorire un recupero del potere d’acquisto e l’aumento della fiducia”.
È quanto ha affermato l’Ufficio Studi Confcommercio commentando i dati sull’inflazione diffusi martedì scorso dall’Istat, aggiungendo che essi tuttavia “sono dati al tempo stesso insufficienti a stimolare una domanda che da tre anni registra una continua diminuzione, perché vanificati dall’assenza di politiche incisive sul versante della riduzione del carico fiscale. È dunque evidente che questa situazione, nonostante al momento non sembra destinata a tradursi in deflazione, non può certo essere guardata con ottimismo”.

Il dramma del calo dei consumi. Per Pietro Giordano, presidente di Adiconsum, “l’Istat non fa altro che confermare il dramma del calo dei consumi”.
Il calo dell’inflazione, ha dichiarato Giordano commentando i dati Istat, “è frutto soltanto di un abbassamento dei consumi ed anche quindi di un’economia che rischia di andare in deflazione con tutte le conseguenze catastrofiche che ciò comporterebbe. I dati Istat dicono che due italiani su tre tagliano i loro consumi. Ciò significa che anche il reddito delle famiglie italiane è in calo e purtroppo ciò è confermato dagli altri dati della stessa Istat come quelli sui disoccupati, cresciuti nel 2013 di 350.000 unità, e quelli sui tassi di disoccupazione, che al Sud hanno raggiunto livelli inimmaginabili”.
Adiconsum, ha concluso il presidente dell’associazione dei consumatori, ribadisce ancora una volta che “il Paese ha bisogno di interventi ‘shock’, che rimettano in circolo risorse economiche a favore di imprenditori e di lavoratori attraverso il taglio del cuneo fiscale e che pongano le basi per la creazione di posti di lavoro che non è possibile realizzare tramite normative quali la legge Fornero”.

photo credit: micheleska via photopin cc