La Bce non vede rischi deflazione nell’Eurozona, anche se si aspetta ancora una “prolungata bassa inflazione”.
Ma Francoforte, ha assicurato ieri il presidente Mario Draghi (foto by InfoPhoto) nel corso del forum sulla politica monetaria della Banca centrale europea a Sintra, in Portogallo, “ha gli strumenti per riportare il tasso di inflazione vicino al target del 2%, come da mandato”.
Il numero uno dell’Eurotower ha risposto così ai tanti che parlano di un concreto rischio deflazione in Europa  chiedendo di innalzare il target dell’inflazione fino al 5%, tra i quali anche il premio Nobel statunitense Paul Krugman.
“So bene che qualsiasi proposta di aumentare il target di inflazione è guardata con scetticismo dai banchieri centrali”, ha affermato recentemente l’economista Usa, ma “se il target del 2% era difendibile negli anni Novanta, ritengo che non sia più adeguato in futuro”.
“C’è un significativo rischio che l’Europa resti intrappolata dalla bassa inflazione o dalla deflazione”, ha poi concluso Krugman, mentre “un tasso relativamente alto di inflazione può essere considerato come una cruciale forma di assicurazione, un modo per evitare la possibilità di bassi tassi di crescita”.

Il presidente della Bce ha poi parlato anche di lavoro e giovani, un problema fin troppo drammatico, soprattutto nelle economia periferiche, dove c’è una disoccupazione giovanile record e ben al di sopra del tasso di disoccupazione generale. Per Draghi la causa di questa situazione risiede soprattutto nelle riforme errate che si sono susseguite negli anni, che hanno finito per creare flessibilità solo fra i giovani, i primi a perdere il lavoro con la crisi.
Il numero uno dell’Eurotower ha infine affrontato l’argomento piccole e medie imprese, che rappresentano circa l’80% dell’occupazione nell’Eurozona, anticipando che è in arrivo un documento congiunto di Bce e Bank of England con cui affrontare il problema della stretta creditizia, anche acquistando prestiti cartolarizzati (ABS) dagli istituti di credito.