Tredicesimo calo consecutivo da settembre 2011, -4,8%, tonfo dell’1,5% su base mensile e tendenza negativa per tutti i principali raggruppamenti di industrie. I dati Istat sulla produzione industriale riferiti al mese di settembre resi noti ieri 9 novembre non lasciano spazio ad alcun dubbio interpretativo: l’industria italiana è in caduta libera e nella media dei primi nove mesi dell’anno ha messo a segno un crollo del 6,5% rispetto allo stesso periodo osservato lo scorso anno. Per i tanti che avevano visto nel rialzo congiunturale di agosto un segnale di ripresa dell’industria, e dell’economia, italiana l’ennesima conferma, dopo le previsioni d’autunno Ue, che si è ancora in piena recessione.
Industria che rimane, comunque, il macrosettore più innovativo, con il 43,1% delle imprese che ha introdotto sul mercato, o nel proprio processo produttivo, almeno un’innovazione nel triennio 2010-2012. Segnale questo non proprio trascurabile, viste le aspettative negative circa l’andamento dell’economia nazionale ed europea per i prossimi due anni.

Il declino. Dopo il rialzo congiunturale di agosto la produzione industriale è tornata negativa anche su base mensile, -1,5%, mentre si allunga la serie di cali iniziata da settembre 2011, -4,8% su base annua e -6,5% rispetto allo stesso periodo d’esame (gennaio-settembre) dello scorso anno.
Da un’analisi per raggruppamenti d’industrie si evidenzia una situazione di collasso che coinvolge tutti. Se colpisce, infatti, il tonfo del settore energia, -7,8%, non va di certo meglio per i beni intermedi (-5,8%) e strumentali (-4,2%). Segno opposto, invece, per la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici e per la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi  e per la fabbricazione di prodotti chimici (+0,9%).
Tracolli a doppia cifra quelli dei settori della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-11,5%) e della produzione industriale per gli autoveicoli (- 13% su base annua e -19,3% rispetto ai primi nove mesi del 2011). I dati sono destagionalizzati, tenendo conto che nel mese di settembre ci sono stati 20 giorni lavorativi anziché 22 come lo scorso anno.

L’innovazione. L’industria, però, si conferma il settore più innovativo nell’economia italiana. Dai dati Istat, nel triennio 2008-2010 le imprese con 10 o oltre addetti che hanno innovato sono state 58.041, il 33,7% del totale, e la stragrande parte di esse ha introdotto l’innovazione con successo sul mercato o nel proprio processo produttivo. Il macrosettore più attivo in merito, con il 43,1% di imprese innovatrici, si conferma proprio l’industria, seguita dai servizi, dove ha innovato un’impresa su quattro, e dalle costruzioni, con un tasso di innovazione del 15,9%. I settori industriali più innovativi sono stati la fabbricazione di altri mezzi di trasporto (80,4%), le industrie chimiche (72,3%), le industrie farmaceutiche (71%) e il settore della fabbricazione di macchinari e attrezzature (62,2%).

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