A partire già dalla giornata di domani gli oltre diecimila obbligazionisti subordinati che sono stati coinvolti nei fallimenti di quattro diversi gruppi bancari, dovrebbero conoscere la procedura per ottenere gli indennizzi loro spettanti. Soltanto quando domani il Consiglio dei Ministri varerà il terzo decreto legge in merito al cosiddetto salva banche, gli obbligazionisti potranno conoscere dunque come riottenere i soldi persi (o parte di essi) a causa del fallimento delle banche che il Governo di Matteo Renzi aveva posto in procedura di risoluzione lo scorso 22 novembre 2015.

Da quanto si può ipotizzare stando ai primi dati, in due casi su tre gli indennizzi dovrebbero essere automatici, ossia senza l’intervento di un arbitro. A decidere che gli indennizzi siano automatici piuttosto che imposti da lodo arbitrale sarà la data del primo agosto del 2013. Coloro che hanno acquistato obbligazioni prima di tale data, infatti, potranno ottenere gli indennizzi automaticamente e gli stessi saranno parametrati al reddito e all’entità della somma investita. Coloro che invece hanno acquistato obbligazioni precedentemente alla medesima data del primo agosto 2013 dovrebbero invece affidarsi ad un arbitrato, che sarà gestito dall’autorità anticorruzione che è presieduta da Raffaele Cantone.

Utilizzare questo doppio metodo di indennizzo è una soluzione anche politica per l’Italia: grazie a tutto ciò lo Stato italiano non supererà il confine posto dall’Unione europea in merito al divieto di aiuti di Stato. Al tempo stesso, però, consentirà anche di far aumentare il numero di obbligazionisti che riceverà indennizzi automatici.

Il decreto del Consiglio dei Ministri è molto atteso anche perché esso offrirà indicazioni in merito all’entità degli indennizzi. Il criterio base dovrebbe essere quello già indicato (ossia reddito dell’investitore e valore dell’investimento, con particolare attenzione ai risparmiatori più “deboli”).