Un prodotto su dieci è fuori norma. Quasi 1.500 beni di uso comune sugli oltre 15.000 controllati sul mercato nascondono irregolarità. La metà delle “insidie” rilevate si annida tra le righe delle etichette di abbigliamento e calzature che spesso dichiarano composizioni mendaci a danno della buona fede e, a volte, della salute stessa dei consumatori. E’ quanto emerso nel corso delle oltre 4.000 ispezioni effettuate lungo lo Stivale dalle Camere di commercio alle quali il decreto sviluppo ha di recente affidato competenze specifiche anche nella tutela del Made in Italy.

Dove colpisce di più la contraffazione

Articoli moda, metalli preziosi, prodotti elettrici, giocattoli, strumenti di misura: sono questi alcuni dei prodotti passati ai “raggi X” nel corso dell’attività di controllo e vigilanza del Sistema camerale per tutelare i consumatori dalla circolazione di prodotti non sicuri, ma anche per garantire la concorrenza leale e la lotta alla contraffazione. L’industria del “falso” sembra non conoscere crisi, con enormi danni per le eccellenze produttive autenticamente italiane. Solo nell’agroalimentare si calcola che il ‘supermarket del tarocco’ – tra Italian sounding, agropirateria e imitazioni – si traduca in una perdita d’affari di 60miliardi di euro l’anno, ovvero 7 milioni di euro l’ora. Un valore che, in assenza di ulteriori e più efficaci deterrenti, è destinato a crescere. Basti pensare che nel nostro Paese si realizza più del 21% dei prodotti a denominazione d’origine registrati a livello comunitario. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4.000 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale.