Il buon andamento del mercato del lavoro statunitense nel mese di gennaio, che ha portato gli indici USA a registrare i massimi degli ultimi anni nella seduta di venerdì, ha fatto sentire i suoi effetti positivi anche sulle borse asiatiche. Le possibilità che le autorità greche possano non trovare un accordo su un nuovo piano di austerity, facendo saltare il piano di salvataggio, non hanno, invece, avuto effetti sui mercati. Il Nikkei giapponese è avanzato dell’1,1% e l’indice della borsa australiana S&P/ASX 200 è salito dell’1,05%, registrano le migliori performance.

Sul listino giapponese sono state soprattutto le società esportatrici che hanno messo a segno dei forti rialzi per le attese che una crescita economica statunitense maggiore delle attese possa spingere i loro profitti. Ad esempio, Honda è salita del 2,6% e Sony del 3,6%. Da segnalare anche il rimbalzo del 6,2% di Panasonic, che ha detto di aspettarsi un recupero dopo la perdita record annunciata settimana scorsa.

In Australia il listino è stato spinto dalle società produttrici di materie prime. BHP Billiton è salita dell’1,6% e Woodside petroleum dell’1,7%

Sempre in Australia è da segnalare l’inaspettato ribasso dello 0,1% m/m delle vendite al dettaglio. Secondo gli esperti questo dato ha aumentato le possibilità che la Banca Centrale Australiana possa tagliare i tassi dal 4,25% al 4% nel corso della riunione in calendario domani. Questo ha contribuito ad indebolire il Dollaro Australiano nei confronti di tutte le principali valute internazionali, anche se non ha diminuito la fiducia degli investitori sull’economia australiana. Il costo per proteggersi da un eventuale default dell’Australia è diminuito di otto punti base secondo i dati della National Australia Bank.