Valutare le misure adottate nella legge di stabilità è una mission impossible. Per questo cerco di centrare l’attenzione su un solo aspetto: cosa cambia con il passaggio da Imu-Tares alla Tasi per un immobile ad uso abitativo (e quindi tralasciando quelli di impresa)? Il confronto è complicato perché nel 2012 c’era l’Imu su prime e seconde case, ma non la Tares, mentre nell’anno in corso non si dovrebbe – uso ancora il condizionale – pagare la tassa sulla casa sull’abitazione principale.

Se paragoniamo l’Imu nel 2012 e la Tasi, il paragone è abbastanza semplice: il gettito per l’Imu prima casa - escluse le pertinenze – è stato pari a 3,47 miliardi di euro, contro un gettito previsto per la Tasi di 1,65 miliardi di euro (saldo negativo paria a 1,82 miliardi). E’ il risultato di un beneficio per il 40% delle famiglie, mentre la parte restante subisce una perdita. Chi ottiene un vantaggio spende in media 218 euro in meno – per un guadagno complessivo di 2.09 miliardi di euro, contro la perdita di 19 euro per la maggioranza che paga di più (per un aumento di 270 milioni).

Chi ci perde? Tutte le famiglie in affitto o che risiedono in un immobile a titolo gratuito – dovranno pagare un decimo della Tasi. L’altra categoria è rappresentata da chi prima non pagava l’Imu per le detrazioni – che ora sono state cancellate.

Il beneficio aumenta all’aumentare del reddito… La riforma pertanto ha effetti regressivi:  per capirlo basta rilevare che viene sostituita un’imposta progressiva con una a base proporzionale – da Imu a Tasi.

photo credit: Nebojsa Mladjenovic via photopin cc