L’Ufficio studi della Cgia di Mestre denuncia l’effetto combinato dell’Imu e della Tasi. Le due tasse sulla casa hanno prodotto un’ulteriore aumento dell’imposizione fiscale sulle imprese: in tre capoluoghi di provincia su quattro la tassazione sui capannoni è aumentata – anche se la responsabilità non sempre è da attribuirsi ai sindaci…. Gli aumenti di imposizione maggiore si registrano a Pisa – siamo al +31% -, a Brindisi (+17%) e Treviso (+17%).

C’è anche chi ci guadagna dal passaggio alle nuove imposte. Come gli abitanti di Nuoro (-14%), Modena (-15%) e Siracusa (-15%). Il punto di partenza dei calcoli è rappresentato dalle delibere degli ottanta comuni capoluoghi di provincia che sono state pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze. In particolare ci si è soffermati sulle aliquote Imu e Tasi relative alla categoria catastale D1. Nelle stime effettuate si è tenuto conto del risparmio fiscale determinato dalla parziale deducibilità dell’Imu dal reddito di impresa (30% nel 2013 e 20% nel 2014) e dalla totale deducibilità della Tasi e della maggiorazione Tares.

Come ricorda il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussinegli ultimi anni l’incremento della tassazione a livello locale è stato spaventoso. Dalla metà degli anni ’90 ad oggi, l’impennata è stata del 190 per cento“. E “con l’Imu e, da quanto si è capito fino a ora, anche con la Tasi, i Sindaci hanno cercato, nel limite del possibile, di non penalizzare le abitazioni principali a discapito delle seconde e terze case e, in parte, degli immobili ad uso strumentale“.

Il rischio di questo atteggiamento è evidente: “un ulteriore aumento del carico fiscale sugli immobili produttivi e commerciali rischia di mettere fuori mercato molte aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, che sono sempre più con l’acqua alla gola per la mancanza di liquidità“.

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