L’Imu è la nuova tassa sulla proprietà immobiliare, una delle gabelle più discusse di tutti i tempi, necessaria secondo il governo Monti per risanare il deficit finanziario delle amministrazioni pubbliche locali (e non solo) e per traghettare l’Italia fuori dalla crisi.

L’Imu fa discutere perché fin dall’inizio c’è stata tanta chiarezza sulle scadenze di pagamento: quando andava pagata la prima rata, quando la secondo, quando il saldo. Ma non c’è stata mai altrettanta chiarezza su quanto dovessero pagare i proprietari di un immobile.

Il problema è che le aliquote definite all’inizio dovevano essere riviste dai comuni e poi comunicate al Governo ma in questi passaggi si perde sempre un po’ di tempo. Adesso, però, sono arrivati i dati relativi al comune di Roma che pur essendo in affanno per l’approvazione del bilancio, sembra non avere problemi a gestire l’Imu.

Pensare che la giunta capitolina ha rinviato la discussione sui conti dell’amministrazione ed ha regolamentato invece l’Imu. Con una delibera sono state fissate le griglie delle aliquote, ben cinque quelle definite dal Campidoglio.

Si va da un’aliquota minima del cinque per mille per la prima casa, applicata a tutti gli immobili che per esempio appartengono agli anziani e ai disabili ricoverati in case di cura, fino all’aliquota massima del 10,6 per mille.

Il vademecum per il calcolo dell’Imu del Comune di Roma è contenuto in un regolamento di 22 articoli.