Solito caos sull’Imu. Circa 7.000 comuni italiani – su un totale che supera gli ottomila – hanno cambiato le regole su questa tassa. E così a Venezia l’Imu sulle seconde case scende dal 10,6 all’8,1 per mille, ma con l’arrivo della Tasi il conto complessivo arriva all’11 per mille. Lo stesso trattamento viene riservato alle prime case di lusso: l’Imu cala dal 4 al 3,5 per mille – ma quest’anno ad essa bisogna aggiungere il 2,9 per mille della Tasi.

A Napoli l’Imu è stata spinta al 6 per mille sulle abitazione principali di lusso a causa delle “notorie difficoltà finanziarie del Comune” – lo dice anche la delibera… Bologna invece aumenta l’aliquota per le prime case accatastate nelle categorie A1, A8 o A9, mentre cala per i negozi ed i capannoni utilizzati dallo stesso proprietario. Sconti previsti a Roma per le edicole ed i negozi storici, mentre Milano prevede un’Imu al 7,6 per mille per gli immobili occupati abusivamente.

Da considerare poi che diversi città turistiche hanno stabilito un’aliquota zero sulla Tasi, ma in alcuni casi sono stati obbligati a pareggiare i conti aumentando l’Imu sulle seconda case – come è capitato a Stresa, dove l’aliquota è passata dal 7,6 al 9 per mille. Il ministero ha tempo fino al 28 ottobre per pubblicare le delibere comunali – fino a ieri c’erano 6828 delibere.

Insomma, tutti si sono concentrati sulla nuova Tasi mentre la vecchia Imu si trasformava. Se n’è parlato di meno anche perché gli acconti Imu sono stati pagati prendendo come base i parametri dell’anno scorso, mentre le novità modificheranno solo l’importo del saldo da pagare entro la data fatidica del 16 dicembre.

Un’ultima annotazione: molte delle modifiche sono determinate dal fatto che la Tasi è interamente deducibile dal reddito per le attività d’impresa, mentre l’Imu è deducibile solo per un quinto… E così tanti comunica hanno abbassato la seconda ed aumentato la prima.

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