Nuove tensioni tra Pd e Pdl e ancora una volta al centro dei contrasti l’eterna questione Imu.
Tra gli emendamenti al decreto legge Imu-cig-esodati bocciati ieri dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera anche la modifica presentata dal Pd che prevede il pagamento della prima rata Imu per le abitazioni con rendita catastale superiore a 750 euro.
Misura studiata per ricondurre l’Iva al 21% e ripresentata poi eliminando dall’emendamento il riferimento alla rideterminazione dell’imposta sui consumi, con tanto di presentazione di ricorso contro la bocciatura e riammissione del testo da parte della stessa commissione Bilancio e Finanze.
Nella nuova versione l’emendamento prevede inoltre di aggiungere 50 milioni di euro al fondo affitti per il 2013 e di aumentare il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga da 500 a 900 milioni

Dure le reazioni da parte del Pdl, con il presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, che ha parlato di “atto di autolesionismo” da parte del Pd, chiedendo al partito di centro-sinistra il ritiro del testo.
È un emendamento del tutto punitivo verso una quota rilevantissima di contribuenti”, ha dichiarato Capezzone, “il Pd verrebbe meno a un impegno politico pubblico e solenne del governo. Si determinerebbe poi un problema rispetto ai trasferimenti già avvenuti agli enti locali”.
Più drastica l’uscita del Movimento 5 stelle, che ha definito l’intero decreto legge come incostituzionale, mentre per il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia (Pd), “la proposta mira a una progressività della tassa ed è per questo corretta. Ma io credo che debba fare riferimento alla riforma che introdurrà la service tax, senza fare pasticci”.
Riaprire un dibattito sulla prima rata – ha aggiunto Boccia – significherebbe fra l’altro creare squilibri fra i comuni che ricevono i trasferimenti”: meglio, dunque, “ritirare tutti gli emendamenti”.
Il decreto legge scade a fine mese e domani pomeriggio dovrà essere sottoposto al vaglio della Camera dei deputati, per poi passare all’esame del Senato.