Il Governo faccia rapidamente chiarezza sulla seconda rata dell’Imu 2013 e onori gli impegni assunti con i contribuenti e i Comuni italiani”.
È quanto duramente affermato ieri dal presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani), Piero Fassino, dopo l’accordo del Governo sulla cancellazione della seconda rata Imu 2013.
I sindaci hanno dimostrato ampiamente responsabilità e spirito propositivo, ma non si può abusare della loro pazienza e tanto meno si può abusare della pazienza dei cittadini”, ha continuato Fassino.

Al centro della polemica dell’Anci il comunicato diffuso l’altra sera dall’esecutivo a seguito dell’intesa sul provvedimento riguardante il saldo Imu 2013 sulla prima casa, sulla base del quale i cittadini in possesso di un’abitazione in uno dei seicento e più Comuni che, in attesa delle decisioni del Governo Letta circa le sorti dell’imposta, ne hanno aumentato l’aliquota, dovranno pagare entro gennaio metà dell’incremento stabilito dai provvedimenti comunali, mentre sarà l’esecutivo a farsi carico dell’altra metà.
Salvo che gli stessi Comuni (tra i quali Milano, Bologna, Napoli, Genova, Ancona, Verona, Cosenza e Benevento) non stabiliscano autonomamente di revocare i provvedimenti e rinunciare al relativo gettito.

La decisione del Governo di accollare ai contribuenti il 50% dell’aumento delle aliquote Imu 2013 sulle prime case comporterebbe, secondo uno studio della Uil, una ‘stangatina’ di circa 42 euro medi.
A Milano, sottolinea il report del Servizio Politiche Territoriali Uil, dove l’aliquota è stata portata dal 4 al 6 per mille, la tassa ammonterebbe a circa 73 euro (contro i 292 euro che in media hanno pagato lo scorso anno le famiglie residenti), a Bologna, dove si è passati dal 4 al 5 per mille, a 40 euro (321 euro lo scorso anno), a Napoli, dal 5 al 6 per mille, a 38 euro (379 nel 2012), a Genova, dal 5 al 5,8 per mille, a 31 euro (72 euro l’anno scorso), a Verona, dal 4 al 5 per mille, a 31 euro (281 euro nel 2012).
Se il risparmio rispetto al 2012 è ben evidente in qualsiasi città d’Italia, sembra che la tassa in qualche misura debba necessariamente pagarsi.