I lavoratori dipendenti e i pensionati rischiano di pagare oltre 700 milioni di euro in più per l’Imu. A determinare questa nuova stangata, sulla base del dati del Caf della Confederazione italiana agricoltori (Cia), sono le nuove norme contenute nel recente decreto che sblocca i debiti della Pubblica amministrazione. Ciò che denuncia la Cia, oltre alla pretesa di obbligare i cittadini ad effettuare due distinti calcoli distinti per il pagamento dell’imposta, uno in acconto e l’altro a saldo, è il fatto che è stata concessa la libertà ai comuni di modificare, nel corso dell’anno, le aliquote senza alcuna limitazione. Così, sottolineano al Caf della confederazione, si raddoppiano gli oneri amministrativi a carico dei cittadini e delle imprese.

“Il decreto che sblocca i debiti della Pa, riscrivendo il comma 13 bis dell’articolo 13 del dl 201/11, – evidenzia la Cia – non solo ha posticipato al 16 maggio la scadenza della pubblicazione di delibere e regolamenti comunali sul portale del federalismo fiscale, ma ha modificato anche il sistema di calcolo delle rate dell’Imu. A seguito delle modifiche apportate, la prima rata dovrà essere pagata sulla base delle aliquote e detrazioni delle delibere e dei regolamenti pubblicati sul portale del federalismo fiscale entro il 16 maggio 2013: in caso di mancata pubblicazione entro tale data, il versamento della prima rata è determinato in misura pari al 50% dell’Imu dovuta sulla base delle aliquote e detrazioni dell’anno precedente. La seconda rata deve essere eseguita, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, in base alle aliquote e detrazioni delle delibere e dei regolamenti pubblicati sul portale del federalismo fiscale entro il 16 novembre 2013: in caso di mancata pubblicazione entro la data fissata, si applicano le delibere e i regolamenti pubblicati entro il 16 maggio dell’anno di riferimento, oppure in mancanza, quelli adottati l’anno precedente”. “I comuni, quindi, hanno la facoltà di inserire ulteriori delibere per modificare le aliquote in sede di seconda rata e il contribuente sarà tenuto a verificare questa opzione prima di procedere al pagamento del saldo, vedendosi peraltro preclusa la possibilità di pagare l’Imu in un’unica soluzione”.
“Tale macchinoso sistema di calcolo, – conclude la Cia – oltre ad essere prevedibile fonte di numerosi errori, crea notevoli disagi per i contribuenti, i quali non solo non possono ottenere il servizio di liquidazione dell’Imu in sede di assistenza fiscale per la redazione del modello 730, ma non potranno contare su tariffe di elaborazioni Imu inferiori, stante la mole di lavoro che viene riversata sui soggetti deputati a fornire loro assistenza fiscale”.

photo credit: Paolo Margari via photopin cc