La strana maggioranza che ha dato origine al governo Letta non ha ancora sciolto i nodi sui destini dell’Imu. Il Pdl continua a chiedere la cancellazione tout court dell’imposta sulla prima casa –  che costa 4 miliardi di euro -, mentre il Pd - e per una volta diventa difficile non dargli ragione – che paghino l’imposta almeno le abitazioni di lusso.

La sintesi migliore sul tema l’ha fatta Stefano Fassina, viceministro dell’Economia in quota Pd: l’Imu “non si può eliminare sulle abitazioni di valore più elevato” perché “utilizzare 2 miliardi di euro all’anno per il 15% delle abitazioni di maggior valore”, sarebbe un nonsense, visto che per i proprietari di quelle case pagare l’imposta non porterebbe una riduzione dei consumi – e quei soldi si potrebbero utilizzare in modo molto più efficace, per esempio pagando i debiti della Pubblica Amministrazione.

Un’altra via la mostra Linda Lanzillotta, vice presidente dei senatori di Scelta civica: “l’intervento sull’Imu”  serve “assai poco a rilanciare l’economia”, molto meglio “intervenire sul costo del lavoro e abbiamo chiesto che nella legge di stabilità si introducano norme per la detassare dall’Irap il monte salari, una misura che agevola le impresa e incentiva l’occupazione”.
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