Le ipotesi di intervento sull’Imu presentate giovedì scorso dal ministero dell’Economia hanno alimentato nuovi scontri tra i due maggiori partiti della coalizione di governo.
Il Pd, la cui posizione sull’Imu sarebbe confermata dalle correzioni proposte dal Tesoro, resta fermo su una modifica della tassa, mentre il Pdl ne richiede l’abolizione in tronco sulla prima casa, ipotesi quest’ultima reputata “irrazionale” da Scelta Civica.
La posizione del ministro Fabrizio Saccomanni, ribadita dal documento del Mef circolato in un caldo giovedì d’agosto (soprattutto in Parlamento), partirebbe dal presupposto che l’abolizione tout-court dell’Imu sulla prima abitazione sarebbe poco equa ed efficiente, oltre ad avere anche un effetto recessivo, poiché a trarne maggior vantaggio sarebbero i più abbienti, mentre la strada congeniale sembrerebbe, per il dicastero di via XX settembre, una service tax (nella quale far confluire anche la Tares) e maggior autonomia decisionale dei comuni.
Una via, quest’ultima, sulla quale si è espresso anche il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, che, sempre giovedì, a RadioAnch’io ha dichiarato la service tax la soluzione che “più può coniugare la necessità politica di superare l’Imu e l’esigenza di dare più spazio ai Comuni e al loro potere decisionale”, aggiungendo, inoltre, che in ogni caso a settembre non si dovrebbe pagare la prima rata, al momento solo sospesa, poiché “non si può fare pagare a settembre ciò che non si è fatto pagare a giugno”: una scelta che costerebbe alle finanze pubbliche, secondo il Mef, 2,4 miliardi di euro senza però risolvere definitivamente “i problemi strutturali del prelievo immobiliare”.