Lo ha detto anche il neo-ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni in un intervento al Senato durante la discussione del Def, il Documento di economia e finanza: potrà “essere aggiornato in meglio”, grazie alla “riduzione dei tassi di interesse sui mercati finanziari delle ultime settimane”. Cosa significa? Fino a pochi mesi fa, ogni notizia negativa sul nostro paese generava un aumento del famigerato spread, e quindi il governo si vedeva costretto a destinare cifre sempre maggiori del bilancio pubblico al pagamento degli interessi.

Negli ultimi mesi, ed in particolare dalla nascita del nuovo governo Letta, si sta assistendo ad una progressiva riduzione dello spread, e ad ottimi risultati nelle aste dei titoli pubblici. Nel momento in cui scrivo il differenziale è poco sopra i 250 punti, e l’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione potrebbe far scendere ulteriormente lo spread. La differenza fisiologica tra i due paesi dovrebbe essere – come dice lo stesso neoministro –  di un centinaio di punti, ma a breve sarà difficile superare la soglia dei duecento.

Per i conti pubblici cosa significa? Secondo i tecnici del Tesoro, 100 punti base modificano la spesa di 2,3-2,5 miliardi subito che diventano cinque il secondo anno e sette a regime. In soldoni quindi il miglioramento dello spread dovrebbe portare a breve solo due miliardi di euro.

Quello che serve per una sola delle misure allo studio. Resta da capire dove si troveranno gli altri soldi…

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