Buco da mezzo miliardo di euro targato Imu nei bilanci dei comuni italiani.
Un ammanco la cui causa sarebbe un calcolo troppo benevolo del governo sull’Imposta municipale unica del 2012 e che rischia di dare il via ora ad un aumento delle addizionali comunali Irpef e ad un ritocco della stessa tassa sugli immobili.
A rilevarlo è l’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel), fondazione istituita dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) in attuazione del decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 22 novembre 2005. Da uno studio della fondazione su dati del ministero dell’Economia, la parte di Imu spettante ai Comuni per il 2012 ammonta a 12 miliardi e 252 milioni di euro, ma la somma effettivamente incassata dai municipi è stata di 11 miliardi e 703 milioni di euro, vale a dire 549 milioni in meno.
Un buco di oltre mezzo miliardo tra quanto indicato nel bilancio nazionale e quanto effettivamente percepito dai comuni che si potrebbe spiegare, soprattutto, ricordando che nei calcoli del governo viene considerato anche il gettito virtuale sugli immobili di proprietà delle stesse amministrazioni locali. I comuni, in sostanza, incassano l’Imu anche sugli immobili ad essi intestati e, di conseguenza, quasi 305 milioni di euro sono stati iscritti a bilancio ma non hanno ‘fatto cassa’.
A questa grossa fetta del buco vanno aggiunti, poi, i 244 milioni di euro catalogati come “code di gettito atteso ma non ancora riscosso” (pagamenti in ritardo che richiederanno comunque tempo per il recupero), mentre il resto è addebitabile ad un calcolo fin troppo generoso del valore di molti immobili sulla base di dati catastali mai aggiornati o addirittura inagibili di fatto.
Per pareggiare le poste contabili, dunque, ai comuni non resterebbe che aumentare le imposte di propria competenza, alimentando ancor più una pressione fiscale che di fatto pesa già per il 53%.

photo credit: Paolo Margari via photopin cc