Al di là di quello che succederà ai proprietari di prima casa, 30 milioni di immobili dovranno pagare sicuramente l’imposta municipale sulla casa. Nei capoluoghi di provincia, l’aliquota ordinaria dell’Imu è ora in media all’1%. E la situazione nei comuni più piccoli non cambia: un monitoraggio del Caf Acli mostra che su oltre 1.900 comuni si può rilevare un aumento di tassazione rispetto all’anno passato.

I valori in media parlano di pochi decimali di punto. E ovviamente queste medie nascondono differenze notevoli. Il proprietario di un trilocale affittato a canone libero a Trieste ad esempio dovrà pagare 993 euro contro il 909 dell’anno (per un incremento che si avvicina al 10%, ma in alcuni casi si può arrivare anche ad un +25%). Va molto peggio ai proprietari di prime case  di pregio, con rincari che possano arrivare – e superare – il 60% in rapporto alle tariffe 2012.

Si tratta ovviamente anche di un problema di finanza pubblica, oggi come oggi, come commenta Michele Mariotto, amministratore delegato del Caf Acli, gli enti locali non possono “programmare le proprie entrate con un anticipo adeguato”. Ovviamente va molto peggio per i contribuenti ed i Caf, che si trovano, in alcuni casi, a dover “andare di persona in municipio a recuperare i testi” delle delibere.

Alla fine i contribuenti ricevono “tutti i modelli di pagamento” pochi giorni prima della scadenza. Per questo motivo, e per evitare il rischio di far pagare in due tranche la seconda rata Imu, i Caf chiedono di prorogare il termine di versamento fissato il 16 dicembre. Vedremo se per una volta la politica dimostrerà buon senso…

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