La congiuntura è sempre più difficile ma le aziende italiane vanno avanti grazie soprattutto alle esportazioni. È quanto emerge da una ricerca condotta da Mediobanca su bilanci cumulati delle 2032 principali società italiane negli ultimi 100. Il campione comprende tutte le aziende italiane con oltre 500 dipendenti e circa un sesto di quelle di media dimensione. L’analisi raggruppa il 51% del fatturato delle imprese manifatturiere con più di 20 addetti. Sono compresi anche dati delle principali società operanti nei settori dei servizi pubblici, dei trasporti e della distribuzione.

Dalle analisi emerge che nel 2011 le vendite delle società italiane hanno recuperato un altro 9,2% dopo il +7,9% del 2010, avvicinandosi nuovamente ai valori ante crisi. Secondo Mediobanca, fatto 100 il fatturato del 2008, l’indice del 2011 ha chiuso a quota 98,9; questo dato rappresenta la media tra il 97,4 dell’industria e il 106,1 del terziario. A favorire la ripresa ha contribuito la tendenza registrata dalle esportazioni che nel 2011 sono aumentate del 18,3% (dopo il +12,4% del 2010) e l’indice con base 2008 si è portato a 107,6. E’ mancato il recupero delle vendite all’interno che, dopo il progresso del 5,5% del 2011, sono ferme a 95,3 e cioè 4,7% in meno rispetto al 2008.

La banca milanese evidenzia che, a livello settoriale, la maggiore distanza dal fatturato del 2008 riguarda i prodotti dell’edilizia (24,4% di fatturato in meno), gli elettrodomestici e apparecchi radio-Tv (-18,7%), la stampa-editoria (-16%), il legno e mobili (-12,4%) e le costruzioni di mezzi di trasporto (-12,3%). Vi si contrappongono le crescite delle aziende operanti nelle lavorazioni di pelli e cuoio (+13,3%), nella gomma e nei cavi (+10,8%) e nei trasporti (+8,7%). Positiva anche la dinamica del comparto alimentare (+5,3%), particolarmente nelle specialità casearie (+10%) e dolciarie (+7,5%). Appaiono relativamente sostenute anche le imprese di costruzione, il cui sviluppo (13,1%) si deve essenzialmente ai lavori all’estero (+35,8%)

Il brusco calo registrato dalla redditività evidenzia però le difficoltà a cui vanno incontro le imprese. I conti economici aggregati delle 2032 società si sono chiusi nel 2011 con un utile netto pari a 9,9 miliardi di euro, 18,4 miliardi in meno rispetto all’esercizio precedente. Si tratta del secondo valore più basso del decennio dopo quello del 2002. Il peggioramento del 2011 è venuto per una frazione minoritaria (9% circa) dal margine operativo. A questo risultato hanno contribuito soprattutto i maggiori oneri finanziari netti (5,3 miliardi, principalmente per il saldo tra maggiori oneri finanziari per 1,4 miliardi e minori dividendi incassati per 4,2 miliardi) e gli oneri netti non ricorrenti (11,7 miliardi, dovuti a svalutazioni di partecipazioni ed avviamenti). Le imposte sono rimaste invariate. Il peggioramento del risultato netto nel 2011 deriva per 9 miliardi da minori utili e per 9,4 miliardi da maggiori perdite. Delle 2032, 1472 società hanno chiuso i bilanci con 27 miliardi di utili netti mentre 560 hanno registrato perdite per 17,1 miliardi. Nelle società a controllo estero le perdite compensano il 53% degli utili, nelle imprese pubbliche la percentuale è del 59%. Nel settore privato il rapporto tra perdite e utili è del 66,1% con le medie imprese al 24,3 per cento.

La ricerca evidenzia inoltre che nel 2011 il capitale investito delle 2032 società è diminuito dello 0,2%. La riduzione dei margini operativi ha concorso al decremento del suo rendimento (Roi) dal 9,3% all’8,5%. Esso è aumentato solo in tre settori: l’alimentare e bevande (dal 9,2% al 9,5%), i beni per persona e casa (dal 6% al 6,8%) e le costruzioni (dal 6,6% all’8,3%).