L’imposta di registro è un’imposta indiretta che i contribuenti devono pagare in ogni occasione in cui i contribuenti desiderano annotare un atto scritto – come una scrittura privata, la costituzione di enti o società, una sentenza, eccetera, eccetera – su un registro pubblico, in modo da non poterne più modificare la data e il contenuto.

Bisogna sempre ricordare che l’imposta di registro è alternativa all’IVA – che è un’altra imposta indiretta. Per questo gli atti che sono soggetti all’Iva non scontano l’imposta di Registro – come sempre in Italia però ci sono delle eccezioni, per cui ci si può trovare in alcuni casi ad essere soggette ad entrambe le imposte (come nel caso delle locazioni e cessioni di fabbricati da imprese costruttrici).

L’imposta di registro è calcolata a partire da una percentuale sul valore dell’atto – per cui se si compra/vende un immobile, l’imposta si calcola a partire dal suo prezzo. Dal primo gennaio del 2014 sono state previste delle aliquote ridotte – il 2% – per l’acquisto della prima casa (la stessa percentuale vale anche per le locazioni con un minimo di 67 euro).

La registrazione dell’atto avviene presentando all’Ufficio del Registro due copie dell’atto – che diventano tre nel caso degli atti pubblici.
Uno degli atti presentati viene restituito al soggetto che si presenta per la registrazione, e su di esso vengono indicati la data e gli estremi della avvenuta registrazione.