Il protezionismo sta diventando la linea guida di molti governo che stanno provando a rilanciare l’economica “impedendo”, per legge, le importazioni dall’estero. Un problema questo per molte economie che sulle esportazioni fanno fortuna. 

Tra qualche giorno si terrà il G-20 in Messico, a Los Cabos e l’Unione Europea che partecipa al meeting ha detto che cercherà di sottolineare l’irrigidimento delle barriere protezionistiche nel mondo.

La Commissione UE, infatti, periodicamente redige un rapporto sugli scambi commerciali nel mondo e nell’ultimo testo pubblicato ha fatto notare che sono state adottate 123 restrizioni in appena otto mesi, il 25% in più su base annua.

Questo genere di barriere protezioniste danneggiano i paesi che hanno una domanda interna debole e quindi giocano molto sul soddisfacimento delle richieste altrui. L’Europa, per esempio, usa le esportazioni come motore dell’economia.

La richiesta ufficiale dell’UE a Los Cabos, allora, sarà di fare più sforzi congiunti contro il protezionismo. La preoccupazione è stata espressa magistralmente da Karel De Gucht che è il commissario al Commercio dell’UE.

Già nel 2008 si era parlato dei danni che potrebbero arrecare all’economia mondiale le derive protezionistiche messe in campo dagli stati. Memori di quanto è successo a livello finanziario negli anni Trenta, si voleva evitare il tracollo finanziario.

Si potranno evitare spiacevoli conseguenze?