Contestualmente alla presentazione di Murdoch alla Camera dei Comuni che gli è valsa una torta di schiuma in faccia e molte rimostranze, i magnati dell’industria dei media s’interrogano sul destino del colosso NewsCorp e cominciano a fare ipotesi sull’evoluzione di questo business.

Che Murdoch lasci tutto nelle mani degli speculatori, c’è poco da crederlo. Anche davanti ai politici inglesi è tornato a giustificarsi dicendo di aver riposto fiducia nelle persone sbagliate, ma le riviste pubblicate in Gran Bretagna non rappresentano che una parte infinitesimale del suo patrimonio.

In effetti, la porzione che gli rende di più in termini economici è quella dei network via cavo, delle televisioni e delle pay tv come Sky.

Ma anche se Murdoch crollasse, gli altri magnati del broadcasting sarebbero ancora troppo impegnati a risolvere problemi interni alle proprie reti, per tentare l’arrembaggio.

Di certo non fanno gola i quotidiani inglesi, mentre arrancano e resistono le altre attività editoriali e libraie.

In questo panorama così variegato, gli aspiranti al trono, semmai ce ne fosse uno, sono numerosi.

Gli esperti additano Bertelsmann, il colosso tedesco che appartiene alla famiglia Mohn; Pearson, inglese e poi un paio di broadcaster d’Oltreoceano: John Malone di Liberty Media e Haim Saban che ha ereditato l’impero di Leo Kirch.