Nella tarda serata di ieri il consiglio dei ministri ha approvato un decreto che contiene la riforma del credito cooperativo, le norme che recepiscono nella legislazione italiana l’accordo raggiunto con la Commissione Europea sullo schema di garanzia per agevolare le banche nello smobilizzo dei crediti in sofferenza – che hanno un peso sulle banche stimato in 201 miliardi di euro -, più una novità: una netta riduzione dell’imposta di registro per la vendita di immobili a seguito di procedure esecutive. Dovrà essere versata nella misura fissa di 200 euro – invece del 9% del valore di assegnazione.

Per ottenere questo sconto sarà necessario vendere l’immobile nei 24 mesi successivi all’acquisto. La ratio di questa riduzione dell’imposta è quello di incentivare le banche ad acquisire e rivendere tali beni, a collaterale del prestito malato.

Il fulcro della riforma del credito cooperativo è rappresentato dall’obbligo per le Bcc di aderire a un gruppo bancario cooperativo che abbia come capogruppo una spa con un patrimonio non inferiore a un miliardo di euro. Questa adesione è necessaria per ottenere il rilascio, da parte della Banca d’Italia, dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria.
i poteri della capogruppo su ciascuna singola banca aderente verranno stabiliti attraverso accordi contrattuali chiamati contratti di coesione.

Il meccanismo per la cessione di pacchetti di crediti stabilito dal decreto prevede infine che ogni banca possa creare una società veicolo a cui trasferire i crediti in sofferenza che saranno cartolarizzati – ovvero impacchettati – attraverso l’emissione di diverse obbligazioni con livelli di rischio crescenti (senior, mezzanine o junior). La garanzia pubblica potrà valere solo sulle tranche senior, a condizione che il pacchetto venga certificato da un’agenzia di rating indipendente approvata dalla Bce. Tale garanzia però potrà arrivare solo dopo che saranno vendute sul mercato più della metà delle tranche junior – ovvero delle emissioni a rischio più elevato. Come vi abbiamo già spiegato in precedenza, le banche per ottenere la garanzia del Tesoro dovranno pagare una commissione “di mercato” per questo servizio, per cui potrebbe essere poco conveniente farvi ricorso.