Il Fuel Surcharge è il supplemento che le compagnie aeree hanno introdotto per affrontare le possibili variazioni nel prezzo del greggio. Si tratterebbe di una specie di cauzione che il passeggero paga – all’interno del prezzo finale del biglietto – per proteggere le compagnie aeree se il costo del petrolio dovesse salire alle stesse.

Niente da dire in un periodo normale, ma questo supplemento viene pagato ancora oggi, nonostante, come spiega il Codaconsil prezzo del barile è calato del 63% ma le compagnie aeree continuano a far pagare il fuel surcharge“. L’associazione dei consumatori aggiungere che “dal 2014 il prezzo del petrolio è sceso costantemente e notevolmente, passando dai 110 dollari al barile di maggio 2014 ai circa 40 dollari al barile di questi giorni. Un decremento che avrebbe dovuto portare vantaggi in moltissimi settori legati a trasporti, ma che non ha prodotto alcun risultato sul fronte dei trasporto aereo“.

Di quanti soldi stiamo parlando? Secondo il Codacons “pesa dai 25 euro a biglietto per le tratte brevi fino a 450 euro per i viaggi più lunghi. Una spesa che, almeno sulla carta, dovrebbe essere indicizzata alle quotazioni del petrolio, ma che sembra essere utilizzata dai vettori aerei per adeguare i prezzi solo al rialzo, con un evidente danno per l’utenza“. La federazione mondiale delle compagnie aeree (Iata) ha stimato che nell’anno in corso le compagnie aeree abbiano avuto un guadagno extra pari a 4 miliardi di dollari per il minor costo del carburante. 2015 il guadagno extra per le compagnie legato al minor costo del carburante sarà pari a 4 miliardi di dollari rispetto al 2014. Almeno una parte di questi dovrebbero rientrare nelle tasche dei passeggeri “attraverso un abbattimento del fuel surcharge“, ma questo passo è stato compiuto solo da “alcune compagnie asiatiche“, che “hanno ridotto l’entità della sovrattassa“.

Per cercare di porre fine a questa situazione, il Codacons ha annunciato di aver presentato un esposto in 104 procure italiane – oltre che all’Antitrust e all’Enac. L’associazione di consumatori chiede di “aprire una indagine in relazione al mancato adeguamento della tassa alle quotazioni in forte ribasso del petrolio (-63%), alla luce dei reati di truffa aggravata e aggiotaggio, e per le ipotesi di intese restrittive della concorrenza“.