La crisi ha indotto le famiglie italiane a rivolgersi sempre di più ai discount per la spesa alimentare. La maggior parte dei prodotti sono di ottima qualità e non hanno nulla da invidiare ai concorrenti di marca, che spesso, tra l’altro, si occupano di produrre anche le sottomarche.

La Coldiretti ha voluto però porre l’attenzione sulla qualità di alcuni prodotti, per informare i consumatori e per renderli vigili e consapevoli sui cibi acquistati. Se va bene risparmiare, non va affatto bene rinunciare alla qualità di ciò che mangiamo e per contro alla nostra salute. Proprio per questo è stato creato il Dossier Coldiretti intitolato “I rischi del low cost“. I rischi si riferiscono soprattutto agli alimenti importati dall’estero (si parla del 25% del fabbisogno nazionale) poiché in Italia è presente un ottimo sistema di trasparenza e tracciabilità dei prodotti. I prodotti provenienti da alcuni Paesi esteri potrebbero infatti presentare ricette modificate oppure ingredienti di minor qualità.

Prodotti a rischio

Facciamo alcuni esempi: così come indicato da Coldiretti, una mozzarella su quattro non è fatta a partire direttamente dal latte ma spesso è prodotta con cagliate straniere che provengono dall’Europa dell’Est; quasi la metà dei limoni d’importazione proviene dall’Argentina e vi sarebbero stati riscontrati trattamenti chimici; stessa cosa accade anche con l’aglio di importazione dal Paese sudamericano.

Non si contano poi le false imitazioni dei prodotti tipici italiani, Parmiggiano Reggiano e Grana Padano su tutti. Coldiretti denuncia da sempre questa situazione, che non solo crea danno all’immagine e al fatturato delle aziende nostrane ma può rappresentare un inganno e un rischio per il consumatore.

Sotto accusa finiscono anche i cosiddetti Wine kit, grazie al quale si potrebbero riprodurre i vini italiani più prestigiosi ma che utilizzano polveri che potrebbero contenere residui chimici, e pomodori che vengono conservati in fusti per poi essere rilavorati e finire in sughi pronti spacciati come italiani.

Per quanto riguarda il pane poi, c’è da dire che in Italia arrivano milioni di chili di impasti semicotti o surgelati, la cui durata massima di ventiquattro mesi è garantita dalla presenza di additivi e conservanti che provengono dall’Europa dell’Est. Attenzione anche alla pasta: oltre la metà del grano duro che si utilizza per la produzione di sottomarche, sarebbe di importazione e presenterebbe contaminazione di aflatossine (microtossine). Infine, controllare anche il succo di arancia che si acquista: negli anni passati l’Italia ha infatti importato grandissime quantità di arance provenienti dal Brasile, su cui è stata riscontrata la presenza dell’antiparassitario Carbendazim.

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