Prima metà della penultima seduta della settimana con retromarcia inserita per gli indici azionari europei. Alle 12.00 l’indice Ftse Mib cede l’1,70% a 16.450 punti, vicino ai minimi di giornata. Parigi cede l’1,7% e Francoforte l’1,5%.

Pmi manifatturiero tedesco torna sotto soglia dei 50 punti

 La lettura preliminare di marzo dell’indice Pmi manifatturiero dell’eurozona ha evidenziato un calo a 47,7 punti dai 49 precedenti. Il consensus era invece per un rialzo a 49,5 punti. Spicca in particolare l’indice Pmi manifatturiero della Germania che a marzo si è attestato, secondo la prima lettura, a 48,1 punti, in calo rispetto ai 50,2 punti del mese precedente. La rilevazione è risultata sotto le attese degli analisti che si aspettavano un indice in rialzo a 51 punti. 
Deboli riscontri che acuiscono i timori circa l’andamento dell’economia dell’eurozona nel pirmo trimestre dell’anno. Repentina la reazione anche del’euro sceso di una figura dopo i deboli riscontri arrivati dagli indici Pmi europei. Il cross euro/dollaro ha toccato un minimo a 1,3151 rispetto al massimo a 1,3254 a cui viaggiava prima del Pmi tedesco. Euro in calo di quasi l’1% sullo yen con cross tornato sotto quota 109. 

Spread Btp/Bund sale fino a 319 punti base

Debolezza che ha portato a un ritorno degli acquisti sul Bund. Il rendimento del decennale tedesco è sceso all’1,93%, favorendo un allargamento dello spread Btp/Bund (arrivato stamattina fino a 319 punti base).  “Il decennale italiano è tornato sopra il 5% ed i rendimenti spagnoli hanno toccato i massimi da più di un mese a questa parte – rimarca la nota odierna di Fxcm – il che ci sta indicando che le pressioni sull’area euro stanno tornando e questo potrebbe in qualche modo pesare sul sentiment di mercato”.
Deboli riscontri sono arrivati oggi anche dalla Cina. L’indice manifatturiero cinese misurato da Hsbc ha mostrato nella lettura flash di marzo la quinta contrazione mensile consecutiva, scendendo a quota a 48,1 punti dai 49,6 di febbraio. “L’economia cinese potrebbe ulteriormente raffreddarsi in un quadro di deterioramento delle esportazioni e calo della domanda interna – rimarca il commento flash odierno di Banca Imi (Intesa Sanpaolo) – e questo potrebbe costringere Pechino a varare nuove misure espansive”.
Tra i Paesi su cui si ripercuoterebbe maggiormente un rallentamento cinese c’è l’Australia. “Un rallentamento importante della crescita cinese si rifletterebbe negativamente sull’economia australiana, perché circa il 25% delle esportazioni australiane sono rivolte alla Cina”, rimarca la nota odierna di Asmara Jamaleh, economista di Intesa Sanpaolo sui mercati valutari, non escludendo che la banca centrale australiana possa tagliare i tassi dal 4,25 al 4% nel prossimo incontro di politica monetaria che si terrà martedì 3 aprile.