Secondo il Washington Post, che cita fonti dell’amministrazione Usa, Barack Obama non vuole impegnare il suo esercito su un nuovo fronte, ma sta solo ipotizzando un intervento militare in Siria della durata massima di un paio di giorni. L’attacco quindi dovrebbe essere una specie di deterrente, per evitare che in futuro il regime di Bashar al-Assad faccia di nuovo ricorso ad armi chimiche.

Sembra – il condizionale è d’obbligo dopo le accuse rivelatisi false all’Iraq di Saddam Hussein –  che ormai ci siano pochi dubbi sul fatto che il regime di Damasco abbia utilizzato questo genere di armi contro la sua popolazione, e sicuramente non ha deposto a favore del presidente il fatto che gli stessi ispettori dell’Onu sono stati vittima di un agguato.

Se le cose stanno così, e quindi non siamo in vista di un altro Vietnam, o di un altro Iraq o Afghanistan, perché i mercati finanziari si stanno preoccupando tanto – tutte le borse europee hanno cali superiori al punto percentuale con Milano maglia nera con un calo di quasi un punto e mezzo -? Il possibile intervento sembra costituire la classica goccia che fa traboccare il vaso. L’instabilità mediorientale di due paesi chiave come la Siria e l’Egitto può rappresentare una preoccupazione per gli approvigionamenti petroliferi che va ad esasperare il clima di volatilità legati allo stop della politica monetaria ultraespansiva della Federal Reserve – e a cui non ha fatto bene i dubbi sulla tenuta dei bassi livelli dei tassi di interesse della Banca centrale europea.

Poca roba complessivamente se non ci trovassimo in una situazione economica mondiale piuttosto complicata…

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