Da tempo la Svizzera è tenuta d’occhio, non solo per la tradizionale attività finanziaria ma anche in relazione alla forza acquistata dalla valuta locale. Adesso a far parlare è la Banca Centrale. La Banca Centrale Svizzera, BNS, torna a far parlare di sé. Era stata latente nelle cronache finanziarie l’inchiesta su una serie di transazioni private operate dal presidente della BNS e da sua moglie.

In pratica sono state rilevate una serie di transazioni private in valuta straniera ma Philipp Hildebrand, coinvolto in prima persona nel cosiddetto scandalo “die Dollar-Affare”, ha sempre risposto negativamente ai giornalisti che gli chiedevano la data delle sue dimissioni.

Sembrava infatti che non fossero in programma per il fatto che Hildebrand ha sempre sostenuto di aver rispettato i regolamenti. Eppure le dimissioni sono arrivate e adesso, stando a quanto riportato dal Consiglio della banca, il vicepresidente della BNS, Thomas Jordan, sarà presidente dell’istituto ad interim.

A far scattare la denuncia nei confronti di Hildebrand e della moglie era stato il settimanale Weltwoche, rivista considerata molto prossima al partito della destra antieuropea, che aveva “intercettato” una transazione di circa 500 mila dollari, ad opera della signora Hildebrand, effettuata il giorno di Ferragosto.

Non sono i primi guai per l’istituto di credito.