Si dell’Eurogruppo agli aiuti da 130 miliardi per la Grecia. Dopo una nottata di trattative, è giunta la decisione: i fondi che salveranno Atene dal default arriveranno entro il 2014, e verranno principalmente dagli investitori privati, dalle banche centrali nazionali dell’Eurozona, dal fondo salva Stati Efsf e dalla Banca Centrale Europea. Il Fondo Monetario Internazionale deciderà a marzo l’entità del suo contributo. Qui il testo finale dell’accordo.
Nel dettaglio, gli investitori privati accetteranno una svalutazione nominale dei propri titoli greci del 53,5%. I titoli saranno scambiati con altri a più lunga scadenza: fino al 2014 con cedola del 3%, fino al 2020 al 3,75% e oltre il 2020 al 4,3%. La Banca Centrale Europea girerà invece i profitti derivati dai titoli di Stato greci acquistati negli ultimi due anni agli Stati dell’Eurozona, che li cederanno alla Grecia per alleggerirne il debito. Sempre le banche centrali nazionali abbasseranno i tassi di interesse dei debiti ellenici nei loro confronti, tagliando così di un ulteriore 2,8% l’indebitamento di Atene.
Grazie a queste mosse, sommate agli aiuti da 110 miliardi già versati nel 2010, i fondi complessivi nelle casse greche dovrebbero ammontare a circa 240 miliardi. Fondi che arrivano dietro impegno di Atene di monitorare costantemente i conti, anche dopo le elezioni presidenziali che si terranno ad aprile. L’obbiettivo è raggiungere un rapporto debito pubblico/Pil del 120,5% entro il 2020. A vigilare sul rispetto degli accordi ci sarà la troika, la commissione di esperti dell’Ue, della Bce e del Fondo Monetario Internazionale, che di fatto diventerà un presidio permanente per tutta la durata delle riforme.
Si dice “molto soddisfatto” il premier greco Papademos, e commenti positivi giungono anche dal numero uno della Bce Mario Draghi e dal premier italiano Mario Monti, secondo il quale questo accordo che salva un Paese europeo dalla bancarotta senza espellerlo dalla moneta unica è un “buon risultato per la Grecia e per l’Europa”.