La crisi greca non è rimasta confinata allo stato ellenico, anzi, ha fatto vittime un po’ in tutta Europa. Basta pensare alla famosa storia dell’effetto domino che ha paralizzato le economie del Vecchio Continente. Ecco perché la solidarietà è considerata un valore nel nostro mercato. 

Il fondo salva-stati è l’antidoto giusto ad una nuova Grecia e sembra sia anche l’unico strumento per far restare ad Atene e dintorni il pericolo di default. Invece alcuni paesi, come la Germania, non sono d’accordo sull’aiuto reciproco e provano a tenere sulle spine anche Italia e Spagna.

Il problema è che non sono soltanto i paesi ad avere la peggio in questa storia. Sono immischiate nella crisi anche tantissime banche. Quella di cui si sente parlare in questi giorni è la banca francese Crédit Agricole che adesso ha archiviato il secondo trimestre del 2012 mettendo in cassaforte soltanto 111 milioni di euro.

Un calo repentino del “fatturato”, una flessione pari al -67,4 per cento, se confrontato con le performance registrate un anno prima. Il primo semestre del 2012 è andato anche peggio del previsto con una diminuzione degli utili del 73 per cento.

Crédit Agricole è importante in Italia perché si è esposta sul debito greco e questo ne ha determinato la flessione, ma soprattutto perché controlla la Cariparma.