Le sette grandi centrali d’acquisto attraverso cui l’80% delle catene della Grande distribuzione organizzata in Italia contrattano i prezzi con i fornitori, per l’Antitrust solleverebbero seri problemi di concorrenza, “con effetti non sempre benefici per fornitori e consumatori”.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, a termine di una recente indagine conoscitiva sul ruolo della Gdo nel settore agroalimentare, ha evidenziato infatti “un aumento del potere di mercato della grande distribuzione organizzata nei rapporti commerciali con i fornitori, anche attraverso un rafforzamento del ruolo delle centrali di acquisto, i cui effetti si riverberano non solo sulle condizioni economiche nel mercato a monte dell’approvvigionamento ma anche in quello a valle delle vendite, con possibili ripercussioni a danno dei consumatori finali”.
“L’indagine ha evidenziato la presenza di criticità tanto nelle caratteristiche strutturali quanto in quelle di funzionamento del settore – si legge nella nota Agcm -, riscontrando in particolare un aumento della problematicità nei rapporti tra fornitori e grandi distributori. Fondamentale al riguardo il ruolo delle centrali d’acquisto che sembrano avere favorito la trasparenza delle condizioni contrattuali con i produttori, rendendo anche meno fluida la catena delle contrattazioni e riducendo il grado di competizione tra le catene distributive, con effetti negativi sulla possibile riduzione dei prezzi a valle”.

L’authority, che si dichiara pronta a ricorrere ad ogni mezzo messole a disposizione dalla Legge per sanzionare le condotte limitative della concorrenza messe in piedi dalla Gdo, accende il faro sulle recenti trasformazioni intervenute nelle ‘supercentrali’ e, soprattutto, sulla variabilità della loro composizione.
“Nate per rispondere alla pressione concorrenziale dei grandi gruppi internazionali – sottolinea la nota -, le grandi centrali d’acquisto, attraverso le quali le singole catene contrattano le condizioni con i fornitori, hanno subito, negli ultimi anni, trasformazioni che sollevano problemi concorrenziali. Prima fra tutte la variabilità della loro composizione, con operatori che entrano e escono dalle diverse centrali. Ne deriva un aumento della trasparenza delle condizioni trattate con i fornitori, con una riduzione della pressione concorrenziale sui costi e una tendenza all’uniformazione delle condizioni spuntate da ciascuna supercentrale. Altro elemento la complessità della contrattazione con i fornitori, che si sviluppa su più livelli decisionali, a detrimento dell’efficienza aziendale e della conseguente riduzione dei costi. L’indagine ha infatti evidenziato che la contrattazione effettuata nell’ambito delle supercentrali non ha sostituito la contrattazione con le singole catene. L’assetto raggiunto riduce dunque gli incentivi a trasferire al consumatore i risparmi di costo ottenuti. Anche lo spostamento di una parte crescente della contrattazione tra Gdo e fornitori sui contributi che questi devono versare a fronte di controprestazioni di servizi distributivi e promozionali (trade spending) non sembra incentivare il trasferimento al consumatore dei vantaggi di costo negli acquisti”.

Per quanto riguarda la concentrazione nel settore della Gdo nel nostro Paese, questa “non risulta particolarmente elevata”: a gennaio 2011, rileva il documento, il 90% delle quote di mercato era in mano a 18 operatori, di cui solo 2 con una quota superiore al 10% e 6 con una quota sopra il 5%.
Il discorso si complica, però, a livello locale. “Le quote di vendita, infatti, per quanto contenute a livello nazionale, raggiungono in alcuni mercati locali valori piuttosto elevati, dando luogo ad un grado di concentrazione anch’esso molto alto, che pesa sui rapporti di forza degli attori della filiera.

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