Cosa è uscito dal Consiglio dei ministri di ieri? Tutto o niente: basta cambiare il punto di vista. I renziani sono all’estasi, mentre i tanti nemici dell’ex-sindaco di Firenze lo hanno accusato – come minimo – di essere l’ennesimo politico che promette a vanvera. Nella conferenza che ha seguito il Cdm, Matteo Renzi i punti di forza dei provvedimenti sostenuti dal nuovo governo.

La misura più attesa – ovviamente parlo del taglio del cuneo fiscale – partirà dal mese di maggio (il premier ha assicurato che non poteva arrivare prima) e dovrebbe assicurare 80 euro al mese in busta paga a chi guadagna meno di 25.000 euro lordi all’anno.

I beneficiari dovrebbero essere circa 10 milioni di dipendenti e non è ancora chiaro il modo in cui verrà operato il taglio – e quindi si opererà sulle detrazioni o sulla modifica delle aliquote Irpef (la scelta finale dovrebbe essere operata nei prossimi giorni) (foto by InfoPhoto).

La copertura finanziaria necessaria per questa misura – come hanno ripetuto tutti i media fino alla nausea – è pari a 10 miliardi annui, ridotti a meno di sette perché il taglio partirà nel mese di maggio. Questa somma verrà coperta per tre miliardi dalla spending review – e l’impatto integrale potrebbe arrivare a sette miliardi.

A questa somma bisogna aggiungere i sei miliardi che si possono ottenere dall’ampliamento del deficit pubblico, che attualmente è al 2,6% del Pil contro un limite europeo del 3% – Renzi ci tiene comunque a precisare che “Rispetteremo tutti gli adempimenti europei” e che “non c’è una flessibilità di spesa, c’è uno Stato che decide di spendere i propri soldi nei rispetti dei limiti europei“ . E poi lo sblocco dei debiti della Pubblica Amministrazione dovrebbe portare un maggiore gettito. Infine bisogna anche considerare i risparmi collegati alla riduzione dello spread tra Btp e Bund

Arriva pure il contentino delle imprese che si vedranno ridurre del 10% l’Irap. Una soluzione non indolore, visto che questa riduzione verrà compensata dall’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26% – tranne i titoli di stato -, per un gettito che dovrebbe superare i 2,5 miliardi. E come dice il premier “con questo si abbassa il costo del lavoro“.