Un piano di dismissioni di beni pubblici per 15-20 miliardi di euro l’anno. E’ la ricetta suggerita dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, per ridurre il debito pubblico al di sotto del 100% del Prodotto interno lordo.

L’interesse di fondi Usa e arabi

La ha indicata lo stesso Grilli in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Il quotidiano di via Solferino scrive oggi che Grilli avrebbe già incontrato sia le banche d’affari sia i fondi interessati all’operazione messa a punto dal Governo, registrando un interessamento da parte di fondi statunitensi e arabi. Tra i nomi dei possibili pretendenti c’è anche quello dell’emiro del Qatar che pochi giorni fa si è comprato la griffe di moda Valentino. Secondo quanto riportato da Affari & Finanza de La Repubblica, gli emiri starebbero guardando con interesse anche a Fincantieri e Snam.

Il primo passo potrebbe essere il passaggio dal Tesoro alla Cassa Depositi e Prestiti delle quote di Fintecna, Sace e Simest. L’operazione dovrebbe portare circa 10 miliardi di euro. Entro fine mese, scrive ancora il Corriere della Sera, verrà definita la lista dei primi cento immobili dello Stato da parte dell’Agenzia del Demanio. Un altro capitolo dell’operazione riguarda le 6.800 società controllate da Comuni, Province e Regioni. Il grosso riguarderà le circa 4.800 aziende possedute dai Comuni. Come già ribadito dal premier Monti, dal piano di dismissioni staranno fuori le quote possedute dallo Stato nei colossi pubblici quotati a Piazza Affari: Eni, Enel e Finmeccanica.