Da una parte c’è da considerare che il rapporto Deficit/Pil italiano dovrebbe superare il fatidico 3%. E poi c’è da evitare l’aumento dell’Iva, da trovare gli ultimi – si fa per dire – spiccioli per cancellare l’Imu sulla prima casa nel 2013, da rifinanziare la cassa integrazione, ridurre il cuneo fiscale sul lavoro… L’elenco delle priorità economiche del governo Letta è lungo…

Per farlo ci vogliono un mucchio di soldi: 2,5 miliardi per l’Imu, 1 miliardo per evitare l’aumento Iva fino alla fine dell’anno, e quattro per congelare l’Imposta sul Valore Aggiunto anche nel 2014, un altro 1,5 miliardi per la manovra correttiva, più 1,5-2 miliardi di euro per rifinanziare la Cig. Nel conto non ho indicato alcuna cifra per il taglio del cuneo fiscale. Secondo Oscar Giannino per essere efficace dovrebbe valere 1 punto percentuale del Pil, ovvero 15-16 miliardi.

Fantasie probabilmente. Quello che si può immaginare è che il governo Letta cerchi di racimolare in qualche modo una dozzina di miliardi, lasciando al futuro alcune scelte – magari si congelerà l’aumento dell’Iva per sei mesi e si rifinanzierà la Cig per lo stesso periodo. E con ogni probabilità la riduzione del cuneo fiscale sarà più che altro una dichiarazione di intenti…

Il governo Letta ha mostrato finora due caratteristiche tipicamente italiane: non scegliere se non quando si è costretti e ed essere sempre molto ottimisti – pure troppo. Il governo stima che lo spread tra Btp e i Bund si ridurrà a 200 punti base nel 2014, a 150 nel 2015, e a 100 nel 2016. In soldoni si tradurrebbe in un risparmio nella spesa per interessi di quattro miliardi di euro.

Più sensato il fatto che il governo Letta prevede un dimezzamento delle entrate da privatizzazioni previste dal governo Monti: si passa da 16 a 8 miliardi. Buoni propositi, bisogna vedere cosa Silvio Berlusconi permetterà di fare…

photo credit: Maurizio Lupi via photopin cc